I cammei su conchiglia di Torre del Greco
I cammei di Torre del Greco sono intagli a strati di conchiglia elmo. Si datano dal colore della Cassis, dal lavoro di bulino, dalle montature in oro o argento 800 e dalle copie turistiche posteriori.
Un cammeo torrese è un rilievo tagliato attraverso la coppa stratificata di una conchiglia elmo tropicale. La pelle esterna chiara diventa la figura. Lo strato interno più scuro diventa il fondo. È la glittica locale, non il lavoro in sardonica e agata delle botteghe romane di pietra dura. I collezionisti che trattano i due come un solo mercato fraintendono peso e bottega.
Torre del Greco sta sul golfo di Napoli, tra la città e Pompei, sotto il Vesuvio. I suoi pescatori portavano da tempo il corallo mediterraneo a Livorno e a Genova per la finitura. L’intaglio del cammeo su conchiglia è una sovrapposizione ottocentesca su quel commercio marittimo.
La Real Fabbrica e gli incisori romani, 1805–1815
L’8 aprile 1805 Ferdinando IV di Borbone concesse al mercante di corallo marsigliese Paul Barthèlemy Martin (Paolo Bartolomeo Martin nei registri napoletani) un privilegio decennale per fabbricare corallo lavorato a Torre del Greco. Un dispaccio regio del 27 marzo aveva già autorizzato la fabbrica. Martin, già direttore della Reale Compagnia d’Africa, ottenne l’esenzione dai dazi sulle esportazioni e sulle vendite dentro il Regno. In cambio doveva formare apprendisti locali, così che il mestiere sopravvivesse al monopolio.
Lo stabilimento aprì a Palazzo Brancaccio. Nel 1807 impiegava circa cento operai a Torre del Greco. Una seconda bottega operò più tardi al Real Albergo dei Poveri a Napoli. Giuseppe Bonaparte e poi Gioacchino Murat confermarono l’esclusiva. La fabbrica prese il nome di Real Fabbrica di Coralli della Torre del Greco. Vinse una medaglia d’argento all’Esposizione dei Saggi delle Manifatture Nazionali del 1810 e l’oro nel 1811.
La produzione di Martin non era solo perle. Cristina Del Mare, attingendo a Giovanni Tescione e ai fascicoli dell’Archivio di Stato di Napoli, mostra che fece venire incisori di gemme da Roma per tagliare cammei in corallo per la gioielleria dell’Impero. Vincenzo Jori, scrivendo nel 1894, nomina Michele Mancerotti, Filippo Veneziani e Giuseppe Carbone tra quei maestri. Seguì Filippo Gagliardi. Parecchi lasciarono Martin dopo una causa sul punto se le arti liberali potessero essere monopolizzate, e aprirono i propri banchi. Cammei in corallo di questa cerchia compaiono su un gueridon e su una spada di gala di Biennais a Fontainebleau, entrambi legati alla corte di Murat intorno al 1808–1811.
La conchiglia seguì il corallo. Gli elmi di Cypraecassis rufa e Cassis madagascariensis hanno due strati di colore lavorabili, spessi pochi millimetri. Si potevano tagliare più in fretta dell’agata e vendere al traffico del Grand Tour che già comprava micromosaici a Roma e souvenir a Napoli. I manifattori torresi raccontarono più tardi un afflusso di conchiglie tropicali negli anni 1870, quando i carichi africani usavano il gasteropode come zavorra e quando i banchi di corallo di Sciacca interruppero per breve il commercio rosso-oro. La fabbrica del 1805 resta l’inizio documentato della glittica organizzata in città.
Conchiglie elmo usate nelle botteghe
I nomi di commercio a Torre del Greco seguono la pietra: corniola e sardonica. Descrivono la conchiglia, non la corniola o la sardonica.
Cypraecassis rufa (elmo bocca di toro; commercio Cassis rufa, conchiglia corniola). Pesca indo-pacifica e dell’Africa orientale. Coppa più piccola. Rilievo dal beige al colore della carne su un fondo dal rosso all’arancio. Fu il primo elmo che i cameisti preferirono per il profilo femminile di misura corrente. Il labbro spesso si taglia anche in perle e in piccoli ovali.
Cassis madagascariensis (elmo regina; commercio conchiglia sardonica). Nonostante l’epiteto linneano, le conchiglie usate in Campania vengono dall’Atlantico occidentale e dai Caraibi. Coppa più grande. Rilievo bianco su bruno castagna. Contrasto più forte, introdotta dopo la rufa, e oggi la scelta abituale per le grandi spille. Dagli esemplari maggiori l’intagliatore può ricavare una seconda coppa interna e una coronella basale.
Cassis cornuta (elmo cornuto). La più grande delle tre nominate dai manifattori. Strato esterno bianco, interno arancio. Si usa quando serve una placca grande.
Il Museo Malacologico Piceno di Cupra Marittima, che conserva una sezione sui cammei torresi e ha pubblicato la monografia di T. Cossignani del 1993 Cammei: gioielli dalle conchiglie, elenca anche Cypraea tigris, Strombus gigas e Pinctada margaritifera (madreperla). I primi due elmi restano quelli che prendono un rilievo fine a due colori. La madreperla è monocroma e iridescente. Si può lavorare in serie con utensili rotanti. Non dà il chiaroscuro stratificato che definisce un cammeo torrese classico. La pietra dura stratificata delle botteghe di pietra dura fiorentina è di nuovo un’altra tecnica: pietra intarsiata, non una coppa tagliata.
Tagliare la coppa
La parte utilizzabile è la coppa, il corpo arrotondato della conchiglia. Le fasi di bottega registrate a Cupra Marittima corrono: scoppatura (asportare la coppa), marcatura, sagomatura, aggarbatura (rifinire l’ovale o il tondo), montaggio nella pece, disegno, sbozzatura, incisione, finitura, lucidatura, sgrassatura.
La bottega di Giovanni Apa, descritta per JCK nel 2007, usava ancora la stessa sequenza con un bastoncino ligneo di tenuta al posto del vecchio blocco di pece. L’intagliatore schizza sulla faccia chiara, poi apre il fondo con un bulino largo finché appare lo strato scuro. Bulini più fini modellano capelli, palpebra e panneggio. Un ultimo passaggio lucida il rilievo. Il pezzo si lava in acqua tiepida e saponata per togliere il grasso degli utensili a mano.
Il lavoro a mano lascia leggere tracce di utensile nel fondo, una profondità irregolare nei capelli e un dorso che segue la curva naturale della coppa, salvo che sia stato spianato per una montatura chiusa. Il lavoro rotativo e a pantografo del tardo Novecento ripete lo stesso profilo su un lotto. Il Museo Malacologico nota che fabbriche cinesi hanno copiato l’aspetto in plastica. La plastica è uniforme nello spessore, calda al tatto e non mostra linee di accrescimento sotto la lente. La conchiglia, in controluce, è traslucida sui bordi sottili del fondo.
La scuola del 1878
La domanda di intagliatori formati produsse una scuola statale. Un regio decreto del 23 giugno 1878 fondò la Scuola per la lavorazione del Corallo, su proposta di Francesco De Sanctis, nel convento carmelitano annesso alla chiesa del Carmine. L’edificio era stato ricostruito dopo l’eruzione del 1631 e sopravvisse a quelle del 1737 e del 1794.
Nel 1887 divenne la Regia Scuola d’Incisione sul Corallo e di Arti Decorative e Industriali. L’insegnamento si allargò dal corallo alle conchiglie da cammeo, alla tartaruga, all’avorio, alla madreperla, alla pietra lavica e alle pietre dure. Si offrivano corsi diurni, serali e festivi perché gli apprendisti al lavoro potessero frequentare. Nel 1919 il Ministero delle Colonie inviò otto quintali di madreperla eritrea. Nel 1924 la scuola passò dal Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio alla Pubblica Istruzione. Divenne un Istituto Statale d’Arte nel 1968 e, nel 2009, parte dell’Istituto d’Istruzione Superiore Francesco Degni.
Il Museo del Corallo aprì in quel convento il 3 aprile 1933, sotto il direttore Enrico Taverna, con il sostegno del Banco di Napoli e delle amministrazioni pubbliche. Le vetrine tengono corallo, madreperla, argento, tartaruga, ardesia, la cosiddetta lava e numerosi cammei, compresi lavori di allievi e di maestri. Il Touring Club Italiano nota la partecipazione della scuola a esposizioni da Parigi a Saint Louis e Buenos Aires tra il 1881 e la Seconda guerra mondiale. Il museo è il primo luogo in cui confrontare un cammeo su conchiglia torrese con i materiali contigui che gli stessi banchi usavano.
Ditte, marchi e conchiglie firmate
La maggior parte dei cammei da gioiello non è firmata. L’attribuzione poggia sul tipo di conchiglia, sulla qualità del bulino e sulla montatura.
Giovanni Ascione (1834–1908), figlio del proprietario di coralline Domenico, registrò una manifattura a Torre del Greco nel 1855. Dal 1875 la ditta poté usare le armi di Vittorio Emanuele II. Il Museo Ascione a Napoli, al secondo piano della Galleria Umberto I, mostra documenti, corallo, cammei su conchiglia e, dalla fine dell’Ottocento, glittocromia su conchiglia: glittica colorata sulla coppa. Il lavoro del periodo Liberty aggiunse madreperla, avorio e tartaruga al corallo.
Michele Scognamiglio è registrato come intagliatore di cammei dal 1857. La fabbrica di famiglia fu danneggiata nell’attività vesuviana del 1905 e distrutta nell’eruzione del 1906. Gaetano Scognamiglio (1910–1999) e i fratelli rifondarono l’attività nel 1928 come Fratelli Scognamiglio, poi CA.S.CO. (Cameo Scognamiglio Coral).
Christie’s ha catalogato conchiglie intere di metà Ottocento intagliate a bassorilievo e date a Torre del Greco, compreso un esemplare di 22 cm iscritto Venere e Amore. Una conchiglia napoletana affine firmata G. Stella, Napoli, con amorini e una bordura a capolini, documenta incisori nominati su pezzi da esposizione piuttosto che su piccole spille. Tali conchiglie intere sono oggetti da stipo. Non vanno confuse con gli sbozzi ovali tagliati dalla stessa specie per la gioielleria.
Nel 1978 i manifattori formarono l’Assocoral (Associazione Produttori Coralli Cammei e Materie Affini). JCK nel 2007 riferì circa 350 ditte e 2,600 addetti, per lo più botteghe di tre persone o meno, con circa tre quarti della produzione esportata.
Lava e calcare: la linea laterale del Grand Tour
Napoli vendeva anche cammei monocromi di «lava» come souvenir del Vesuvio e degli scavi. La scuola Degni insegnava la pietra lavica. I pezzi di commercio sono grigi, taupe, bruni o biancastri, opachi, talvolta porosi, con teste archeologiche o mitologiche. Charlotte Gere e Judy Rudoe, in Jewellery in the Age of Queen Victoria, avvertono che molti cosiddetti cammei di lava sono un calcare tenero dell’Italia meridionale commercializzato sotto il nome vulcanico. Una spilla da cravatta con Seneca nella collezione Hull Grundy del British Museum, data come lava, risultò calcare. Trattate il termine come etichetta di commercio. Il materiale non è stratificato. Non ha nulla del contrasto bianco su rosso o bianco su bruno della Cassis.
I cammei in pietra dura, per contrasto, sono freddi, pesanti e netti al confine di strato. Botteghe romane come i Saulini produssero la migliore pietra dura vittoriana, e qualche lavoro su conchiglia, in quella città. Sono una scuola separata dagli intagliatori di elmo torresi, anche quando entrambi vendevano agli stessi compratori inglesi.
Come datare un cammeo su conchiglia torrese
Leggete l’oggetto in quest’ordine: materiale, intaglio, montatura, soggetto.
Materiale. Il controluce deve mostrare una traslucenza calda sul fondo sottile. Le linee di accrescimento corrono nella conchiglia. Uno spillo graffia la conchiglia; non graffia facilmente la sardonica. Le riproduzioni in plastica mancano di linee di accrescimento e hanno spesso una giuntura di stampo o un rovescio perfettamente uniforme.
Intaglio. Prima di circa il 1840 i cammei su conchiglia per il mercato inglese tendono a essere piccoli o medi, con rilievo moderato. Dopo il 1840 diventano comuni le spille più grandi ad alto rilievo. Dopo circa il 1860 compaiono le placche mitologiche più grandi e più affollate. Capelli tagliati uno a uno, un fondo che non è meccanicamente piano e un rovescio leggermente convesso dalla coppa parlano tutti per il lavoro a mano. Lotti identici con striature rotative parlano per una produzione di bottega più tarda, ancora spesso torrese, ma non per un pezzo di Grand Tour di metà secolo.
Montatura. Colletti d’oro chiusi, talvolta a 15 ct o 9 ct con punzoni inglesi di importazione o di sponsor, indicano il commercio al dettaglio vittoriano. Cornici italiane in argento 800, compresi i punzoni napoletani, sono coerenti con la gioielleria locale del tardo Ottocento e del Novecento. Pinchbeck e metallo vile non punzonato compaiono sulla merce turistica di ogni periodo. Una montatura posteriore non data la conchiglia. Una montatura inglese di metà età vittoriana su un elmo a due colori è una buona prova di un intaglio ottocentesco.
Soggetto. I tipi di repertorio sono il profilo femminile con diadema o grappoli, la Medusa, le Tre Grazie, i putti e le mitologie pompeiane. Esistono paesaggi e scene di genere. I ritratti di fronte e le somiglianze fotografiche sono di solito posteriori, comprese le commissioni novecentesche su sardonica. I soggetti religiosi (Madonna Addolorata, santi) appartengono agli stessi banchi ma a un mercato diverso dal profilo del Grand Tour.
Stato di conservazione
La conchiglia è carbonato di calcio. Si scheggia sui punti alti del naso e del diadema. Le fessure capillari seguono l’accrescimento della coppa. Un lucido vecchio può arrotondare i rilievi del bulino. Non immergete un cammeo montato. L’acqua gonfia i residui organici nella montatura e può sollevare lamina o pece. Evitate le vasche a ultrasuoni. Bastano un pennello asciutto e un panno appena umido sulla faccia. Conservate lontano dal sole diretto. Calore e prodotti domestici appannano il lucido.
Inserti di ricambio in vetro o plastica entro cornici vecchie sono comuni. Se il rilievo è identico sui due lati, o se il dorso è una cavità stampata liscia, l’inserto non è conchiglia.
FAQ
I cammei di Torre del Greco sono la stessa cosa dei cammei italiani in pietra dura?
No. I cammei da gioiello torresi sono quasi sempre su conchiglia elmo. La pietra dura (sardonica, agata, onice) è una specialità romana e di Idar-Oberstein. Peso, freddezza e un bordo di strato cristallino separano la pietra dalla conchiglia.
Come può un collezionista distinguere la conchiglia corniola dalla sardonica?
La corniola (Cypraecassis rufa) mostra un rilievo crema o color carne su un fondo rosso-arancio e un ovale più piccolo. La sardonica (Cassis madagascariensis) mostra un rilievo bianco su bruno ed è spesso più grande. Entrambe sono conchiglia. Nessuna delle due è la gemma di cui il commercio ha preso il nome.
I pezzi autentici portano un marchio di bottega?
Di solito non sulla conchiglia. Guardate la montatura: 800 italiano, punzoni napoletani o punzoni d’oro inglesi. Le conchiglie intere firmate (per esempio G. Stella, Napoli) sono intagli da esposizione, non spille tipiche.
Che cos’è un cammeo di lava in questo mercato?
Un rilievo monocromo venduto come lava vesuviana, spesso calcare o tufo, fatto per i visitatori del Grand Tour a Napoli. Non è un cammeo stratificato su conchiglia elmo e va prezzato e conservato come un oggetto diverso.
Un cammeo di plastica o tagliato a macchina, uscito dalla stessa città, è ancora un cammeo torrese?
Il taglio assistito dalla macchina è stato usato a Torre del Greco nel tardo Novecento. Le copie in plastica, comprese le stampate cinesi, no. La distinzione che conta per un collezionista è il lavoro di bulino a mano sulla Cassis, documentato da traslucenza, linee di accrescimento e rilievo irregolare.