Tecniche del vetro di Murano: millefiori, avventurina, sommerso e lattimo
Spiegati: millefiori, avventurina, sommerso e lattimo — come si fa ciascuna tecnica del vetro di Murano, come riconoscerla e perché incide sul valore.
Millefiori (murrine): un mosaico di vetro dai mille fiori
«Millefiori» significa «mille fiori», e descrive un vetro decorato con disegni di decine o centinaia di minuscole canne colorate. Nel vetro di Murano il millefiori deriva dall’antica tecnica delle murrine, ripresa nell’Ottocento. Per realizzarlo, i vetrai creano prima canne o aste di vetro con più strati e disegni colorati: per esempio, un’asta può avere fasce concentriche (come una stella o un fiore) di colori diversi. Dopo il riscaldo e lo stiramento, queste aste si tagliano in sezioni corte chiamate murrine o murrina. Ogni fetta rivela lo stesso disegno in sezione. Le murrine si dispongono poi a mosaico (a freddo) su una superficie refrattaria e si scaldano finché fondono. Infine il «disco» di murrine fuse (o il fascio di canne) si preleva sulla canna da soffio e si soffia o si forma in un vaso o in un oggetto, annegando i motivi minuscoli nel vetro. Il risultato è un corpo di vetro coperto di innumerevoli disegni geometrici o floreali in miniatura.
Storicamente, i vetrai veneziani cominciarono a usare canne rosetta concentriche (canna rosetta) decorate con strati a stella già nel XV secolo. La ripresa ottocentesca portò una virtuosità nuova. Maestri di Murano come Vincenzo Moretti e la famiglia Franchini spinsero il millefiori agli estremi: per esempio, Giovanni Battista Franchini inventò aste sempre più intricate e produsse persino ritratti in canna — fette di canna che mostrano volti umani o personaggi famosi — che incorporava nei vasi. In breve, il vetro millefiori si fa fondendo segmenti di vetro colorato preformati, poi formando la massa fusa nel pezzo finale.
Per i collezionisti, il vetro millefiori autentico di Murano si riconosce dalla qualità del mosaico fuso e dalla nitidezza dei disegni. La tecnica del millefiori non fu mai abbandonata; godette di una popolarità particolare alla fine dell’Ottocento e in epoca Art Nouveau (Liberty). Gli oggetti fatti così compaiono spesso come vasi o coppe con disegni fini ripetuti su tutta la superficie. I maestri moderni di Murano producono ancora pezzi millefiori, ma il vero millefiori d’epoca — o il lavoro di designer nominati (come Fulvio Bianconi per Venini) — può essere particolarmente apprezzato dai collezionisti.
Filigrana: fili di vetro colorato
La filigrana è la tecnica veneziana chiamata in inglese «filigree», inventata a Murano intorno all’inizio del Cinquecento. Usa aste sottili di vetro (chiamate canne o bastoncini) che contengono uno o più fili sottili (fili) di vetro bianco o colorato. Una forma comune è il reticello: due serie di canne ritorte a spirale si incrociano, intrappolando minute bolle d’aria nel lavoro che ne risulta.
Il processo comincia preparando le canne: una presa di vetro si stira in una canna lunga incorporando fili (diritti o ritorti) di bianco opaco (lattimo) o di colore all’interno. Queste canne si tagliano poi in segmenti. Per creare un vaso a filigrana, un soffiatore preleva cristallo caldo (vetro chiaro) sulla canna e lo rotola o lo immerge attraverso i segmenti di canna preparati. Poi la massa si soffia in forma. I fili o i filamenti a spirale annegati creano un disegno lineare delicato in tutto il vetro.
I vasi classici a filigrana di Murano sembrano spesso quasi un pizzo: linee bianche o colorate fini si torcono o spiraleggiano nel corpo trasparente. Questa tecnica fu ripresa e raffinata soprattutto nell’Ottocento e nel Novecento. Ancora oggi i maestri di Murano usano spesso la filigrana per produrre vetro con fili regolari o disegni reticolati. Il Museo del Vetro nota che il recupero di tale filigrana rinascimentale fu un fattore chiave del rinascimento muranese dell’Ottocento.
I collezionisti riconoscono la filigrana dai fili visibili dentro il vetro. La filigrana autentica di Murano ha spesso fili molto precisi e spaziati in modo uniforme, perché questo richiede un controllo abile durante la soffiatura. Fili disallineati o irregolari possono indicare un lavoro dilettantesco o un restauro. Poiché la filigrana può essere laboriosa, i pezzi antichi di filigrana di alta qualità (soprattutto con linee chiare e regolari) hanno più valore.
(Suggerimento di collegamento interno: si veda il nostro articolo su come si fa il vetro di Murano per i dettagli sulle tecniche di soffiatura.)
Avventurina (vetro di polvere di stelle): scintillio di rame
L’avventurina (detta anche aventurine o stellaria) è una specialità di Murano nota per l’effetto scintillante di «polvere di stelle». Il vetro contiene innumerevoli scaglie metalliche di rame (cristalli di rame finissimi) che brillano nel corpo. Secondo il Museo del Vetro, queste schegge metalliche precipitano durante il raffreddamento e danno al vetro avventurina il suo scintillio caratteristico.
Fare l’avventurina è notoriamente difficile. Si tratta di aggiungere sali di rame alla miscela di vetro fuso e di controllare con cura il raffreddamento così che il rame cristallizzi in lamine minuscole. Storicamente, la ricetta della vera avventurina si perse dopo il Seicento e fu riscoperta solo nel Settecento da Vincenzo Miotti. L’avventurina moderna di Murano (spesso chiamata «foglia oro» se si usa foglia d’oro) segue principi simili, assicurando una distribuzione uniforme di scaglie luminose in tutto il vetro.
Visivamente, i pezzi in avventurina sono di solito colorati (verdi o brunastri) e pieni di scintille metalliche vive. Quando i collezionisti esaminano un oggetto in avventurina di Murano, cercano uno scintillio uniforme e l’assenza di irregolarità di fusione. L’avventurina antica originale della bottega di Miotti o delle vetrerie dell’Ottocento è più rara e molto ricercata.
Sommerso (vetro sommerso): colore a strati
Il vetro sommerso (un colore immerso in un altro) è una tecnica di vetro a strati sviluppata nella Murano del Novecento. Produce oggetti a più strati di forte effetto, in cui uno o più nuclei colorati interni sembrano galleggiare dentro uno strato esterno spesso, chiaro o di colore diverso. L’effetto è di un colore «sommerso» in un altro. Secondo il Museo del Vetro, il sommerso si fa immergendo una presa di vetro in crogioli di colori diversi, così che il pezzo finito abbia più strati trasparenti. In pratica, un soffiatore preleva, poniamo, vetro colorato caldo, lo forma in un nucleo interno, poi lo riscalda e lo immerge in vetro chiaro o di contrasto, e infine soffia o forma l’intero assieme.
Il sommerso divenne particolarmente popolare dopo la Seconda guerra mondiale. Il designer Flavio Poli alla Seguso Vetri d’Arte fu famoso per eleganti vasi sommerso: per esempio, un vaso sommerso violetto cupo del 1954 di Poli (oggi al Museo del Vetro) esemplifica l’estetica. Negli anni 1950–60 il sommerso divenne una delle tecniche moderne distintive di Murano.
I collezionisti riconoscono il sommerso guardando i bordi del vetro: spesso il colore interno è chiaramente visibile attraverso lo spessore dello strato esterno. I tagli sul fondo rivelano a volte il confine tra gli strati. I veri pezzi sommerso hanno strati molto puliti, non mescolati, e nessuna bolla tra essi. Poiché il sommerso richiede tempi precisi (il vetro deve essere abbastanza caldo da fondere ma non da mescolarsi), il sommerso d’epoca fatto senza difetti è ricercato.
Incalmo: unire soffiature separate
L’incalmo è il metodo di unire sezioni soffiate distinte in un solo pezzo. L’incalmo (nel senso di «giuntato») permette a un oggetto di vetro di incorporare colori o forme diversi in zone separate. La tecnica divenne un segno distintivo dell’arte vetraria veneziana nel Novecento.
Per fare un pezzo a incalmo, un soffiatore crea e forma prima una sezione di vetro (per esempio la parte alta di un vaso in un colore). Poi riscalda e, mentre entrambe le parti sono ancora calde, attacca una seconda sezione (forse in vetro chiaro o in un colore di contrasto) alla prima, fondendole in un oggetto continuo. Dopo un ultimo riscaldo per la soffiatura o la formatura finale, la linea di giunto resta come un cambio di colore netto.
Carlo Scarpa alla Venini e altri usarono l’incalmo per creare vasi sorprendenti a due o tre colori. L’incalmo richiede un controllo eccellente; se i pezzi non sono perfettamente accordati o il vetro si raffredda troppo in fretta, il giunto si crepa. Per i collezionisti, una giunzione liscia e senza soluzione di continuità in un vaso a incalmo d’epoca indica un pezzo autentico del periodo. Per contrasto, una giunzione sciatta o stuccata significa di solito un restauro successivo o una riproduzione di qualità inferiore.
Lattimo e opalino: imitare la porcellana
Il lattimo (da latte) è il vetro bianco opaco di Murano che somiglia alla porcellana. L’opalino (o opaline) è simile, un vetro lattiginoso spesso con tinte verde-blu. Questi vetri opachi furono popolari nei secoli XVI–XVII, quando i veneziani cercavano di imitare la porcellana cinese importata. I vetrai di Murano opacizzavano il vetro con additivi come stagno o stannato di piombo per creare l’effetto biancastro.
Il lattimo classico ha spesso pittura a smalto decorativa o filigrana sul fondo bianco. Nel Novecento il lattimo fu ripreso per la sua versatilità estetica (per esempio le parti bianche del millefiori o dei lampadari). Un vero pezzo antico in lattimo può mostrare un tono leggermente crema o bianco sporco e bolle occasionali (residuo dell’opacizzante). I collezionisti notano che il lattimo di Murano è di solito più pesante e meno perfettamente opaco della porcellana, e il suo colore può variare leggermente con l’età.
Pulegoso: vetro coperto di bolle
Pulegoso è un termine di Murano per un vetro bolloso, simile all’opale, inventato da Napoleone Martinuzzi intorno agli anni 1920 per Venini. Il nome viene da puleghe («brufoli» o «bolle»). In questa tecnica il vetraio intrappola deliberatamente migliaia di minuscole bolle di gas nel vetro fuso. L’effetto è una superficie opaca e porosa coperta di fini infossature: quasi come se il vetro fosse stato pepato di forellini. I pezzi pulegoso appaiono spesso di colore pieno (si può usare qualunque colore di base), con un aspetto satinato o ghiacciato.
Secondo il Museo del Vetro, il pulegoso di Martinuzzi consisteva in un vetro opaco, fortemente bolloso, che dava forma «plastica» a vasi e sculture. Il vetro pulegoso autentico si riconosce dalla densità uniforme delle bolle e dal tatto leggermente ruvido. Le imitazioni a buon mercato possono cercare di mimare le bolle con un’incisione di superficie o con retini, ma il vero pulegoso ha le bolle in tutto il vetro. I pezzi pulegoso d’epoca Venini o Seguso sono da collezione per l’effetto di tessitura e per la rarità (Martinuzzi fu un designer di primo piano di questo stile).
Battuto, rostrato e balloton: superfici di vetro lavorate
I vetrai di Murano svilupparono diversi modi di dare tessitura alla superficie del vetro, spesso con una finitura cesellata o a disegno. Le tecniche principali includono:
Battuto (vetro martellato): la superficie del vetro si mola con una ruota abrasiva per creare molte piccole infossature arrotondate (come minuscole ammaccature), dando l’aspetto di essere stata martellata come il metallo. Il risultato è una tessitura a ciottoli sottile. Si usa comunemente sul vetro chiaro (cristallo) per prendere la luce.
Rostrato: simile al battuto ma con faccette appuntite piuttosto che infossature arrotondate, e produce una superficie molto scintillante, «come ghiaccio». (Il termine rostrato è usato da alcuni maestri moderni di Murano; fu innovato nell’Italia di metà Novecento.)
Balloton: è un effetto a disegno ottenuto soffiando il vetro dentro uno stampo speciale con minuscole impronte piramidali a base quadrata. Lo stampo imprime sul vetro un rilievo geometrico regolare, in rilievo. Il processo può intrappolare migliaia di microbolle tra gli strati (se la presa soffiata viene poi incamiciata in vetro chiaro). Se si applica foglia d’oro a una superficie ballotton e poi la si spazzola via dalle impronte, compare un effetto a nido d’ape o a reticolo d’oro. I vasi balloton hanno una superficie finemente sfaccettata, a tratteggio incrociato, che brilla di bolle intrappolate e di luci.
Ciascuna di queste tecniche lascia segni rivelatori. Per esempio, il vetro battuto ha una finitura opaca irruvidita in modo costante, mentre i pezzi ballotton hanno un motivo a piramide ripetuto e chiaro. I collezionisti guardano uniformità ed esecuzione: i pezzi originali battuto o ballotton di Murano (soprattutto di fabbricanti famosi come Venini) avranno disegni perfettamente regolari e uno scintillio fine. Un effetto di tessitura che sembra grossolano o fatto a macchina è un segnale d’allarme.
Lavoro a lume (vetro a lume) e fabbricazione delle perle
Alcuni oggetti di Murano non si fanno alla fornace principale ma con una fiamma («a lume») sul banco. Il lavoro a lume (o vetro a lume) consiste nel fondere aste di vetro con un cannello e formarle, permettendo un dettaglio molto fine e una scala piccola impossibili nella grande fornace. Questa tecnica si usa, per esempio, per perle di vetro, figurine e piccoli fiori o elementi decorativi.
Storicamente, i paternostri (perle di vetro) si facevano soffiando grandi canne e tagliandole, ma nei secoli XVIII–XIX molte perle si formavano alla fiamma. Come nota il Museo del Vetro, le perle a lume si formano scaldando un’asta di vetro su un mandrino metallico e ruotandola, a volte aggiungendo decorazioni a pizzo o a filo colando canne finissime. Il processo di base del lume è: una canna di vetro piena si scalda nella fiamma, rendendo fusa l’estremità; si avvolge o si assottiglia attorno a un mandrino metallico (filo), poi si raffredda in una perla o in una forma. Variando fiamma e velocità, gli artigiani creano perle tonde, forme allungate o anche disegni multicolori complessi. Molte perle decorative di Murano e piccole figurine (per esempio le famose collane a goccia di figura veneziana di Murano, le perle millefiori) si producono così.
Per i collezionisti, i pezzi lavorati a lume si riconoscono spesso da dettagli molto fini e dalle giunzioni della rimozione del mandrino. Le perle a lume autentiche di Murano di solito non portano segni di stampo evidenti e mostrano strati di vetro applicato. Poiché le perle lavorate alla fiamma erano ancora comuni nell’Ottocento e nel Novecento, le collane originali di perle veneziane firmate (per esempio nel commercio al dettaglio o nelle vendite antiquarie) possono avere valore, ma richiedono controlli attenti di provenienza (perché perle «a lume» si facevano anche altrove).
(Suggerimento di collegamento interno: si veda il nostro articolo su come si fa il vetro di Murano per approfondire le tecniche di base di soffiatura e di presa.)
Pittura a smalto, patina e incisione
Molti vetri di Murano si decorano ulteriormente dopo la soffiatura. I trattamenti di superficie comuni includono la pittura a smalto e l’incisione:
Smalto (smaltatura) e pittura: a Murano i pittori applicano spesso smalto colorato (una polvere di vetro fusibile mescolata a pigmento) sulla superficie del vetro con un pennello. L’oggetto si riscalda poi così che lo smalto fonda e diventi permanente. Questa tecnica (usata a Venezia almeno dal tardo Duecento) permette di dipingere scene o disegni dettagliati. Esempi antichi includono smalti dipinti su calici o bottiglie figurate. I segni di un vero lavoro a smalto veneziano includono zone dipinte leggermente in rilievo, opache, e il lieve tatto «di carta vetrata» dello smalto essiccato. Le copie più povere possono usare decalcomanie stampate o pittura acrilica: gli smalti genuini appaiono vetro lucidato solo dopo la cottura.
Incisione: Murano usa sia l’incisione a ruota sia, a volte (storicamente), l’incisione ad acido. L’incisione ad acido (con acido fluoridrico) è oggi in gran parte obsoleta per ragioni di sicurezza, ma i vetrai veneziani la usarono per produrre una superficie satinata. Più comune è l’incisione a ruota: la superficie del vetro si taglia con ruote rotanti di rame o di pietra, incidendo linee o disegni nella superficie. Questa tecnica data dal Seicento in poi. L’effetto è di disegni incisi netti, bianchi, sul vetro chiaro. Su alcuni pezzi di Murano le incisioni vanno da faccette geometriche tagliate a scene romantiche. I collezionisti notano che il vetro inciso a mano in profondità (con minuti segni di ruota di rame visibili sotto ingrandimento) indica lavoro artigiano. I disegni tagliati a macchina mancano delle variazioni sottili della vera incisione di Murano.
Lampadari di Murano: capolavori composti
I lampadari di vetro di Murano illustrano molte tecniche insieme. A partire dal Seicento, maestri di Murano come Giuseppe Briati furono pionieri di lampadari di vetro assemblati da decine o centinaia di parti singole. Ogni fiore decorativo, foglia, braccio e goccia di vetro si soffiava a parte e poi si montava su un telaio metallico.
Un lampadario tipico di Murano ha una colonna metallica centrale (o «fascio») coperta da uno o più tubi di vetro soffiato. Anche i bracci metallici per candele o luci sono coperti di vetro tubolare. Poi gli artigiani attaccano lampade, perle, gocce e fiori — tutti fatti a mano — con ganci o fili. L’assemblaggio è interamente manuale: un pezzo alla volta si adatta al telaio metallico. Per esempio, una descrizione di lampadario nota che «gli artigiani del vetro creano una parte di vetro alla volta … poi assemblano l’intero disegno a partire dagli elementi metallici di base (con l’impianto elettrico) e dai pezzi di vetro, usati sia per coprire il metallo sia per la decorazione».
I lampadari decorativi di Murano usano spesso cristallo chiaro o lattimo bianco, e possono includere tecniche come il millefiori o la foglia d’oro. I grandi lampadari storici (come il Rezzonico a più ordini di Ca’ Rezzonico) divennero i centri dei palazzi. Oggi i lampadari di Murano sono cablati elettricamente, ma la fabbricazione del vetro e il processo di assemblaggio restano tradizionali. I collezionisti che valutano un lampadario di Murano cercano segni di fattura a mano: ogni pezzo dovrebbe essere unico (non esistono due foglie esattamente uguali), e i collegamenti dovrebbero essere rivettati o legati con filo, non incollati. Un lampadario firmato o certificato (alcuni fabbricanti etichettano i telai) è ricercato, perché la fattura è estremamente laboriosa.
Produzione antica e moderna
Molte di queste tecniche — per esempio soffiatura, filigrana e millefiori — si praticano in continuità da secoli. Il vetro antico di Murano somiglia spesso molto al Murano moderno di alta qualità. Le differenze stanno in sottigliezze di composizione, attrezzatura e contesto.
Le fornaci tradizionali di Murano (a carbone o a legna) davano un vetro con lievi variazioni di colore o impurità minute; le fornaci moderne elettriche o a gas producono un vetro molto chiaro e costante. Alcune tecniche antiche (come la miscelazione della partita o il tiraggio a mano delle canne) si possono fare oggi in modo leggermente diverso, ma i metodi di fondo sono gli stessi.
I collezionisti devono sapere che il vetro moderno «in stile Murano» può essere prodotto in serie o persino fatto fuori d’Italia. La vera distinzione è se un pezzo fu fatto a Murano da maestri formati, con metodi tradizionali. I pezzi d’epoca autentici si sentiranno in genere più pesanti (per gli strati spessi) o avranno segni di pontello irruviditi a mano sul fondo. Gli atelier moderni di Murano lavorano ancora a mano, ma spesso marcano o etichettano i pezzi.
Note per i collezionisti: tecnica, attribuzione e valore
Per i collezionisti, la tecnica spesso guida il valore. Sapere come fu fatto un pezzo di Murano aiuta l’attribuzione e la valutazione delle condizioni. Per esempio:
Complessità: un vaso che richiede più tecniche (per esempio un vaso a disegno millefiori con fili di filigrana e una giunzione a incalmo lucidata) ha implicato molti passaggi e mani esperte, ed è dunque più prezioso di un vetro semplice a un solo colore.
Autenticità: certe tecniche sono proprie di Murano (come i disegni antichi di filigrana o le canne Vincenzi). Se un pezzo si dichiara di Murano ma manca di prove convincenti di questi metodi, i collezionisti devono essere scettici.
Marchi: molti pezzi di Murano del Novecento furono incisi o etichettati con il marchio del fabbricante (per esempio il logo V-box di Venini, o i sigilli Barovier). L’assenza di un marchio non significa però che un pezzo non sia autentico, e i marchi si possono falsificare. I dettagli tecnici contano di più.
Condizioni: la tecnica incide sulla fragilità. Per esempio, i vasi sommerso pesanti sono piuttosto spessi e resistenti, ma il cristallo soffiato fine è fragile. Scheggiature o lucidature sulle giunzioni a incalmo riducono il valore.
Disegno e fabbricante: quando la tecnica si combina con lo stile di firma di un designer famoso (come una forma Fazzoletto di Fulvio Bianconi o una composizione a incalmo di Carlo Scarpa), il vetro diventa particolarmente da collezione.
In sintesi, capire i metodi di Murano — dai mosaici millefiori e dal pulegoso dolcemente marezzato, al battuto chiaro come il cristallo e al sommerso a strati — è la chiave della stima. Una tecnica non è solo un espediente decorativo; racconta il lavoro di un maestro soffiatore.