La data su una carta antica italiana è raramente la data del foglio che si ha in mano. Le lastre di rame circolarono per decenni. La carta fu immagazzinata. I rilegatori rifilarono i margini e ne aggiunsero di nuovi. Il collezionista data una carta leggendo insieme sottoscrizione, carta e lastra, poi accordando quella prova fisica a una bottega di Bologna, Roma, Venezia o Napoli.

Le carte stampate dell’Italia cominciano negli anni 1470. Restano un campo di collezione distinto dalle vedute dipinte, dai micromosaici romani e dagli altri souvenir del Grand Tour. Il commercio che le produsse era un commercio di stampe. I suoi documenti sono le insegne di bottega, i privilegi, le filigrane e l’usura di una lastra di rame.

Lastre di rame da Bologna, Roma e Firenze

La prima edizione a stampa della Geography di Tolomeo apparve a Vicenza nel 1475, senza carte. La prima edizione con carte fu pubblicata a Bologna nel 1477 da Dominicus de Lapis. Il colophon stampa l’anno come 1462. I contratti del libro provano che la data vera è il 1477. Il volume contiene 26 carte incise su rame. L’Incunabula Short Title Catalogue registra che questa edizione bolognese non fu mai ristampata. Le copie superstiti sono poche.

Roma seguì nel 1478. Konrad Sweynheym cominciò le lastre. Dopo la sua morte nel 1477, Arnold Buckinck completò l’edizione. Contiene 27 carte, ciascuna stampata da due lastre di rame su fogli affrontati. Le lettere furono punzonate nel metallo invece di essere incise a mano libera. Le stesse lastre furono riusate nel 1490 e di nuovo nel 1507 e nel 1508, quando furono aggiunte carte moderne. Una carta tolemaica di Roma si data quindi dallo stato della lastra, non dall’anno nel titolo.

Firenze entrò nella sequenza nel 1482 con la Geographia di Francesco Berlinghieri, stampata da Nicolaus Laurentii. Il libro adatta Tolomeo in versi italiani e comprende 31 carte incise su rame. La dedica a Federico da Montefeltro, duca di Urbino, morto il 10 settembre 1482, fornisce la data terminale. Queste tre campagne incunaboli stabilirono il rame, non la xilografia, come metodo italiano per le carte d’atlante.

Venezia tornò al rame nel 1548. Giovanni Battista Pedrezano pubblicò un Tolomeo italiano con carte di Giacomo Gastaldi del Piemonte, allora attivo a Venezia. Il volume contiene 60 carte su rame a doppia pagina: 26 tolemaiche e 34 moderne. È il primo Tolomeo in lingua italiana e il primo Tolomeo inciso dopo Berlinghieri. Le carte moderne di Gastaldi, non le tavole classiche, sono i fogli che compaiono ancora sul mercato come carte sciolte.

Carte sciolte da Roma e da Venezia

Dal 1544 circa crebbe, accanto all’atlante, un secondo commercio italiano. Gli editori di Roma e di Venezia vendevano carte in foglio unico di molte misure, da un mezzo foglio a otto fogli o più. Non erano concepite come una serie uniforme. I clienti le facevano rilegare in seguito. George Beans chiamò quei volumi atlanti IATO, Italian assembled to order (italiani assemblati su ordinazione). I catalogatori usano ancora il nome più largo di atlante Lafreri, da Antonio Lafreri.

Lafreri nacque Antoine Lafrère a Besançon nel 1512. Si stabilì a Roma intorno al 1540. Dal 1553 al 1562 lavorò in società con Antonio Salamanca. Finita la società costruì la più grande bottega di carte e stampe della città. Nel 1572 pubblicò un catalogo di magazzino, Indice delle tavole moderne di geografia della maggior parte del mondo. Un frontespizio inciso, Tavole moderne di geografia, compare su alcune raccolte rilegate intorno al 1570–72. Quel frontespizio, non la pretesa di aver disegnato le carte, è la ragione per cui il suo nome copre tutta la scuola. Morì nel 1577. Gli succedette il nipote Claudio Duchetti. Giovanni Orlandi ristampò molte delle stesse lastre nel 1602.

Gastaldi resta il cartografo principale del gruppo. Robert W. Karrow lo descrisse come il più grande cartografo italiano della sua età. Di solito non firmava come editore. Il suo nome compare nei titoli, nelle dediche e negli avvisi al lettore. Fabio Licinio incise molti fogli a lui attribuibili. La sua Spagna in quattro fogli del 1544 e la sua Sicilia del 1545 furono ampiamente copiate. Roberto Almagià chiamò l’Italia in due fogli di Gastaldi del 1561 una pietra miliare nella cartografia della penisola. Restò una carta-fonte fino all’atlante di Giovanni Antonio Magini del 1620.

Altri nomi identificano un’origine veneziana o romana con più precisione di «Lafreri». A Venezia: Paolo Forlani (incisore e compilatore, attivo intorno al 1560–71), Giovanni Francesco Camocio (indirizzo all’insegna della piramide), Ferrando Bertelli, Bolognini Zaltieri. A Roma: Michele Tramezini, Vicenzo Luchini, Mario Cartaro. Il censimento del 1939 di R. V. Tooley in Imago Mundi elencò 614 carte e lastre di queste botteghe. Sopravvivono circa sessanta-settanta atlanti compositi. La Bayerische Staatsbibliothek ne conserva uno con 191 carte. La Library of Congress conserva diciassette fogli sciolti da atlanti venduti da Lafreri, compresa la carta dell’assedio di Malta del 1565.

Fogli di misure diverse crearono un problema di legatura. I rilegatori spesso rifilavano le carte fino al bordo inciso, poi incollavano margini nuovi per adattarle al volume. Una carta italiana autentica del Cinquecento può quindi mancare dell’impronta della lastra. L’impronta mancante, da sola, non prova un facsimile.

Gli antiquari a Roma trattano ancora carte e stampe sciolte nelle strade documentate nella guida antiquaria di Roma a piedi. Venezia resta l’altro centro storico del commercio, come registra la guida antiquaria di Venezia a piedi per le stamperie di San Maurizio e Dorsoduro.

L’Italia di Magini del 1620

Giovanni Antonio Magini nacque a Padova il 14 giugno 1555. Prese la laurea in arti a Bologna il 10 giugno 1579. Il 4 agosto 1588 il Senato bolognese lo nominò alla cattedra di matematica, preferendolo a Galileo Galilei, con l’appoggio di Christoph Clavius. Dal 1594 circa raccolse rilevamenti regionali dell’Italia, spesso attraverso la corte Gonzaga a Mantova. La Treccani registra che circa un quinto delle carte risultanti poggia su Gastaldi, Mercator, Ortelius e sulla galleria vaticana di Ignazio Danti. Il resto usò materiale fornito dai governi italiani. Magini non rilevò la penisola di persona. Il suo lavoro fu riconciliare scale, simboli e confini.

L’incisione cominciò con Arnoldo di Arnoldi e il fratello Jakob, poi passò all’inglese Benjamin Wright. Nel 1608 Wright disegnò l’Italia nova in sei fogli, dedicata a Francesco Gonzaga. La stampa dell’atlante iniziò sul finire del 1616. Magini morì a Bologna l’11 febbraio 1617, prima che il libro fosse finito. Il figlio Fabio, ancora adolescente, pubblicò Italia di Gio. Ant. Magini data in luce da Fabio suo figliuolo a Bologna nel 1620, stampata da Sebastiano Bonomi e dedicata a Ferdinando Gonzaga. La prima edizione è un in-folio di 61 carte incise, per la maggior parte a doppia pagina, con un breve commento geografico.

Seguirono due stampe bolognesi più tarde: Clemente Ferroni nel 1630–32 e Nicolò Tebaldini nel 1642. I frontespizi conservano spesso la data 1620 mentre il colophon registra lo stampatore successivo. Editori olandesi e tedeschi copiarono le lastre regionali, a volte senza riconoscimento. Blaeu, Hondius, Janssonius e Visscher usarono tutti l’Italia di Magini. Una carta regionale di Magini trovata come foglio sciolto può quindi essere un’impressione bolognese originale o una copia settentrionale. Decidono la sottoscrizione, la lingua del titolo e lo stile del tratteggio del mare.

Coronelli, Zatta e il rilevamento di Napoli

Vincenzo Maria Coronelli (Venezia, 1650–1718), francescano conventuale, fondò l’Accademia cosmografica degli Argonauti nel 1684. Nel 1685 la Repubblica lo nominò cosmografo pubblico. Il primo volume dell’Atlante veneto apparve nel 1690. Sotto quel titolo pubblicò un gruppo di opere affini negli anni 1690, fra cui l’Isolario (1696–98) e il Corso geografico. La Treccani attribuisce alla sua bottega più di 200 carte. I grandi fogli di Coronelli sono di solito in formato imperiale, circa 72 × 50 cm. Dopo la sua morte le lastre di rame furono disperse. Esistono tirature successive. Si riconoscono dalle linee usurate e da indirizzi che non corrispondono più alla bottega dei Frari.

L’Atlante novissimo di Antonio Zatta (Venezia, 1775–85) è il principale atlante mondiale italiano del tardo Settecento. Christie's e la Biblioteca di Geografia dell’Università di Padova descrivono quattro volumi in-folio di carte a doppia pagina, molte con cartigli figurati incisi, pubblicati con il privilegio del Senato veneziano. Il volume III contiene le carte degli stati italiani. La coloritura a mano contemporanea è normale su Zatta. Non è l’eccezione.

Per il Regno di Napoli l’opera di riferimento è l’Atlante geografico del Regno di Napoli di Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, commissionato da Ferdinando IV. La Biblioteca Universitaria di Napoli, biblioteca del Ministero della Cultura, data i fogli 1788–1812. Li incise Giuseppe Guerra. L’atlante comprende 31 tavole regionali più un foglio di indice generale che mostra l’impianto dell’insieme. La Biblioteca registra la scala come 1:114,545. I titoli variano con la politica. Alcuni portano il nome di Ferdinando. Altri, usciti negli anni napoleonici, nominano Giuseppe Bonaparte e dichiarano che l’opera fu finita nel 1808. La dedica stampata di un foglio è prova dell’emissione, non della data del rilevamento.

Il commercio più tardo di stampe e libri a Firenze, ancora concentrato in Oltrarno, è delineato nella guida antiquaria di Firenze a piedi. Fogli sciolti di Magini, di Zatta e militari dell’Ottocento compaiono lì accanto ai libri.

Leggere sottoscrizione, privilegio e insegna di bottega

Si cominci dalle lettere nel cartiglio e lungo il margine inferiore. I fogli italiani del Cinquecento nominano spesso separatamente il compilatore, l’incisore e l’editore. Le formule tipiche comprendono incidebat, formis, excudebat e con privilegio. Un’insegna di bottega è utile quanto un nome personale. Camocio usò la piramide. Bertelli usò in seguito la libreria all’insegna di San Marco. I fogli romani possono nominare la società di Salamanca e Lafreri, poi il solo Lafreri, poi Duchetti, poi Orlandi con la data 1602.

Un anno stampato può essere l’anno del primo stato, l’anno di un privilegio, o un anno lasciato invariato su una tiratura successiva. Le riedizioni del 1602 di Orlandi di lastre romane più antiche sono il caso chiaro. Gli atlanti di Magini del 1630 e del 1642, ancora intitolati 1620, sono un altro. Si registrino il colophon, il privilegio e qualsiasi dedica aggiunta come fatti separati.

La lingua aiuta. I titoli latini sono comuni sui fogli romani e sui primi fogli veneziani. I titoli in volgare italiano aumentano attraverso il Tolomeo del 1548 di Gastaldi e dominano Magini e Zatta. Una copia settentrionale di Magini porterà spesso un titolo latino o olandese e una sottoscrizione di Amsterdam o di Anversa.

Carta, filigrana e impronta della lastra

Si esamini il foglio fuori dalla cornice, in luce trasmessa. Le carte italiane stampate prima del 1800 circa sono su carta vergata. Vergelle e filoni devono essere visibili. La carta a velo colloca una carta dopo il 1800, oppure identifica un facsimile moderno.

Il Catalogue of Watermarks in Italian Printed Maps, ca. 1540–1600 di David Woodward (Olschki / University of Chicago Press, 1996) resta il riferimento specialistico per il periodo Lafreri. Woodward selezionò più di 300 marchi da circa 1,200 beta-radiografie di carte uscite soprattutto a Venezia e a Roma. Una filigrana data la forma della carta, non il giorno di stampa. Gli stampatori immagazzinavano la carta. Un marchio dà un terminus post quem.

L’incisione su rame è un procedimento calcografico. L’inchiostro sta nel segno inciso e si alza leggermente dalla carta. Sotto ingrandimento la linea è continua. Punti di retino o di getto d’inchiostro indicano una copia fotomeccanica. Dove la lastra era più grande dell’immagine, un’impronta della lastra, una depressione rettangolare compressa, corre vicino al bordo inciso. Sulle carte antiche il margine fra immagine e bordo della lastra è spesso di pochi millimetri soltanto, perché il rame era costoso. L’IMCOS nota che un’impronta di lastra falsificata tende a essere un semplice solco, con la carta ugualmente alta sui due lati. Il rimargine, comune sui fogli Lafreri rilegati, può togliere del tutto l’impronta originale.

Le carte xilografiche non hanno impronta di lastra. Sono poco comuni nella sequenza degli atlanti italiani dopo il 1478, ma compaiono in alcune illustrazioni di libro e nelle copie settentrionali.

Colore, stati successivi e stato di conservazione

La maggior parte dei fogli italiani del Cinquecento lasciò il torchio non colorata. Il colore su una carta di Gastaldi o di Lafreri è di solito successivo. Può essere fine. È comunque successivo. I fogli di Zatta e molti di Coronelli furono colorati in bottega o per il sottoscrittore. Si giudichi il colore rispetto alla pratica normale dell’editore, non rispetto a una regola generale per le «carte antiche».

Si cerchino gli stati successivi: lettere ritagliate, una sottoscrizione aggiunta, un tratteggio del mare usurato, un cartiglio sostituito. Lo stile di incisione di Forlani, studiato da Woodward, cambia negli anni 1560 e aiuta a mettere in sequenza le lastre veneziane non firmate. Un’impressione stanca di una geografia famosa di Gastaldi può essere una ristampa di Bertelli o di Orlandi piuttosto che una prima emissione veneziana.

Le note di conservazione che toccano sia la datazione sia il valore comprendono bordi rifilati, pieghe centrali da legatura d’atlante, linguette o colla sul verso, foxing, fori di tarlo e pigmento verde ossidato. Una piega centrale e una linguetta da rilegatore sostengono un’origine da atlante. Un foglio perfettamente piano, con margini generosi, di una carta nota solo da atlanti compositi merita un’analisi più ravvicinata della carta.

I facsimile sono comuni per Tolomeo, Gastaldi e Coronelli. I facsimile onesti portano spesso una didascalia moderna fuori dall’immagine o un timbro a secco sul verso. Quelli disonesti si affidano a una cornice. Si tolga il foglio dalla cornice. Si controllino carta, impronta della lastra e struttura della linea prima di accettare la data del cartiglio.

FAQ

Che cos’è un atlante Lafreri?

È una raccolta rilegata di carte italiane pubblicate separatamente, assemblata per un acquirente nel tardo Cinquecento. Non esistono due copie con lo stesso contenuto. Il nome viene dal frontespizio e dal catalogo di magazzino di Antonio Lafreri, non da un unico autore.

Una data nel titolo data la stampa?

Non da sola. Può datare la prima incisione, un privilegio, o un titolo invariato su un’edizione successiva. La si confronti con il colophon dello stampatore, la filigrana e l’usura della lastra.

Come distinguo una carta originale su rame da un facsimile?

Si usino ingrandimento e luce trasmessa. Un originale mostra carta vergata (se anteriore al 1800 circa), linee incise continue con un leggero rilievo d’inchiostro e, se i margini sopravvivono, una vera impronta di lastra. Le copie fotomeccaniche mostrano trame di punti e di solito carta a velo.

Le carte antiche italiane uscivano a colori?

I fogli romani e veneziani del Cinquecento erano di solito venduti non colorati. Gli atlanti veneziani del Settecento, in particolare Zatta, erano comunemente colorati a mano. Il colore successivo su una lastra più antica è frequente e va descritto come tale.

Quali cartografi italiani contano di più per i collezionisti?

Per il Cinquecento, Gastaldi come cartografo e gli editori romano-veneziani raggruppati come scuola Lafreri. Per l’Italia come soggetto, l’Italia di Magini del 1620. Per i fogli decorativi più tardi, Coronelli e Zatta. Per l’Italia meridionale rilevata, l’atlante di Napoli di Rizzi Zannoni.

Una carta è datata quando carta, lastra e sottoscrizione concordano. Se non concordano, prevale la prova più tarda. È tutto il metodo.